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Categorie News
08/05/2024

India: la fitta agenda commerciale in Europa

L’accordo di libero scambio con l’UE è complicato, ma la creazione del TTC e l’intesa Nuova Delhi-EFTA dimostrano gli ampi margini per approfondire i rapporti tra le due aree.

di Andrea Noris

L’India, Paese che ha affrontato un processo di riforme economiche negli anni Novanta con una graduale apertura ai mercati esteri, è stata una delle economie a maggior crescita a livello mondiale a partire dagli anni Duemila. Lo sviluppo economico dell’India, precedentemente concentrato nell’ambito del terziario avanzato, ha progressivamente coinvolto anche il settore industriale, ove, tuttavia, resta molto forte la concorrenza cinese.

Le prospettive del Paese sono positiveSecondo la Banca mondiale, il PIL dovrebbe crescere del 7,5% nell’anno fiscale 2024, mentre per i successivi due anni la crescita dovrebbe essere pari a circa il 6,6% l’anno. Nel medio periodo un fattore di competitività del Paese rispetto alla Cina è il generoso dividendo demografico che lo caratterizza, a fronte dell’invecchiamento della popolazione cinese.

I rapporti tra India e Unione europea hanno visto un aumento dell’interscambio di beni del 30% negli ultimi dieci anni. Se l’India è diventata il decimo partner commerciale dell’UE, il blocco comunitario rappresenta la seconda destinazione dell’export indiano dopo gli Stati UnitiNotevole è anche il valore di scambi nel settore dei servizi, che ha raggiunto i 30 miliardi di euro nel 2020. Non solo. L’importanza dell’UE per l’economia indiana è rappresentata dal ruolo di principale investitore estero nel Paese, con uno stock di investimenti diretti esteri (IDE) di circa 60 miliardi di euro. Tuttavia, gli IDE europei in India sono a un livello ancora basso, soprattutto se confrontati con lo stock di investimenti UE in Cina (201 miliardi di euro) o Brasile (263 miliardi).

Trattative India-UE: una storia lunga e altalenante

I negoziati su un possibile accordo commerciale e sugli investimenti tra India e UE sono iniziati il 28 giugno 2007 e riguardavano una serie di elementi: il commercio di beni, il commercio di servizi, gli investimenti, le misure sanitarie e fitosanitarie, gli ostacoli tecnici al commercio, le misure correttive commerciali, le norme di origine, le dogane e l’agevolazione degli scambi, la concorrenza, gli appalti pubblici, la risoluzione delle controversie, i diritti di proprietà intellettuale, le indicazioni geografiche e lo sviluppo sostenibile. Tuttavia, dopo quindici tornate di negoziati a Bruxelles e Nuova Delhi, i colloqui tra le parti si sono fermati nel 2013.

Attualmente, per quanto concerne gli scambi di beni e di servizi tra UE e India, viene applicato il principio della nazione più favorita previsto dall’Organizzazione mondiale del commercio. L’UE concede altresì preferenze tariffarie all’India nell’ambito del sistema di preferenze generalizzate. Tuttavia, queste sono state temporaneamente sospese all’inizio del 2023 perché le crescenti importazioni indiane nel blocco comunitario hanno superato le soglie di salvaguardia definite.

Il 17 giugno 2022 è stato annunciato che il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il ministro indiano del Commercio Piush Goyal hanno rilanciato formalmente i negoziati su un accordo di libero scambio equilibrato, ambizioso, globale e reciprocamente vantaggioso. Contestualmente sono stati avviati negoziati relativamente a un accordo sulla protezione degli investimenti e a un accordo sulle indicazioni geografiche. Le due parti hanno concordato di accelerare i colloqui con l’obiettivo di concluderli entro la fine del 2023. Tuttavia, diversi round di negoziazioni non hanno ancora consentito la conclusione di un accordo di libero scambio (ALS).

Nello scorso mese di febbraio 2024 sulla stampa indiana è apparsa una dichiarazione di Stefano Sannino, European External Action Service Secretary General, che ha dichiarato: “Mentre parliamo, a Nuova Delhi è in corso il settimo round di negoziati. Si tratta di un accordo ambizioso e l’ALS comprende vari elementi. Anche se non è possibile fissare una scadenza per quanto riguarda l’annuncio dell’accordo di libero scambio, posso dire che c’è la volontà politica di concluderlo”. Oltre ai colloqui sull’ALS, India e UE avrebbero discusso anche di un accordo sulla protezione degli investimenti e di un patto sulle indicazioni geografiche. Il prossimo round di negoziati dovrebbe essere realizzato a seguito della conclusione del processo elettorale indiano, iniziato a fine aprile.

L’accordo finalmente siglato tra Nuova Delhi e l’EFTA

Il 10 marzo 2024 l’EFTA (Associazione europea di libero scambio composta da Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) ha firmato un accordo globale di partenariato commerciale ed economico (TEPA) con l’India. I negoziati sono stati avviati nel 2008 e il TEPA è stato firmato alla conclusione del ventunesimo round di negoziati.

Come dichiarato dal Consigliere federale svizzero Guy Parmelin, che ha firmato a nome dell’EFTA: “I Paesi EFTA ottengono l’accesso a un importante mercato in crescita. Le nostre aziende si sforzano di diversificare le proprie catene di fornitura rendendole al tempo stesso più resilienti. L’India, in cambio, attirerà maggiori investimenti esteri dall’EFTA, che alla fine si tradurrà in un aumento di buoni posti di lavoro”.

Un elemento di grande rilevanza di questo accordo è l’impegno degli Stati membri dell’associazione a investire 100 miliardi di dollari in India e a creare posti di lavoro. Sulla base dell’accordo, l’India realizzerà una riduzione generalizzata dei dazi all’importazione su numerosi beni industriali, mentre quasi tutti i beni industriali indiani otterrebbero l’esenzione dai dazi nei Paesi dell’EFTA, oltre alla riduzione dei dazi relativi sui prodotti agricoli trasformati. La Svizzera, il principale partner commerciale dell’India nel blocco, ha già eliminato i dazi da gennaio 2024 su quasi tutti i beni industriali.

La creazione positiva del Trade and Technology Council

Le relazioni economiche tra UE e India continuano a rafforzarsi e Nuova Delhi rappresenta un mercato strategico per le imprese europee. Sebbene il Paese si trovi ancora a uno stadio di sviluppo inferiore rispetto alla Cina e affronti numerose problematiche quali carenza infrastrutturale e basso tasso di partecipazione della forza lavoro (soprattutto per quanto concerne le donne), l’India rappresenta un mercato che ha prospettive di crescita nel medio lungo termine anche grazie a una popolazione che ancora per diverso tempo non soffrirà dell’invecchiamento.

L’obiettivo della firma di un accordo di libero scambio entro il 2023 non è stato raggiunto e sembra improbabile che vi sia un accordo prima della conclusione delle elezioni indiane e di quelle del Parlamento europeo. Tuttavia, la cooperazione tra le parti va avanti in altri ambiti come nel caso del Trade and Technology Council (TTC), creato il 6 febbraio 2023 e che si concentrerà in particolare su tre aree:

  • Tecnologie strategiche, governance digitale e connettività digitale;
  • Tecnologie energetiche verdi e pulite;
  • Commercio, investimenti e catene del valore resilienti.

Per esempio, lo scorso 24 novembre 2023 grazie all’attività del TTC è stato firmato un memorandum d’intesa sui semiconduttori. Nell’ambito di questo memorandum, l’UE e l’India intendono:

  • Condividere esperienze, migliori pratiche e informazioni sui nostri rispettivi ecosistemi di semiconduttori;
  • Individuare ambiti di collaborazione in ricerca, sviluppo e innovazione tra università, enti di ricerca e imprese;
  • Promuovere le competenze, i talenti e lo sviluppo della forza lavoro per l’industria dei semiconduttori e facilitare la collaborazione attraverso l’organizzazione di workshop, partenariati e la promozione di investimenti diretti;
  • Garantire condizioni di parità nel settore, anche condividendo informazioni sui sussidi pubblici concessi.

Entrambi i partner continueranno a incontrarsi regolarmente e a riferire nell’ambito del TTC.

Partita in salita ma non ancora finita

Per la firma dell’accordo di libero scambio, persistono molteplici difficoltà. In particolare, uno degli elementi oggetto di maggiore attenzione da parte di diversi ambienti industriali e agricoli indiani sono le cosiddette barriere non tariffarie applicate dall’UE. In effetti l’imposizione di requisiti di qualità quali i “livelli massimi di residui” per alcuni prodotti alimentari (riso e thè in particolare), gli obblighi di registrazione per prodotti chimici e farmaceutici, il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) sembrano essere temi particolarmente complessi per le imprese indiane.

Tuttavia, sembra anche esservi la volontà politica di rafforzare la cooperazione tra Nuova Delhi e Bruxelles. Le attività del TTC, che ha già consentito di giungere alla firma del memorandum di intesa sui semiconduttori, lo dimostrano. Inoltre l’India, anche attraverso la firma del TEPA con l’EFTA, mostra la volontà di proseguire nel processo di apertura al commercio internazionale. Pertanto, è prevedibile che in un futuro non troppo lontano, a seguito delle elezioni nelle due aree contraenti, verrà firmato un accordo tra UE e India che consentirà una più veloce crescita degli scambi e maggiori opportunità per le imprese europee e indiane.

 

Per l’articolo pubblicato su ISPI, visita il sito web

Image Credits: European Union, Dati Bendo

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